In occasione di AI Week, uno degli appuntamenti più rilevanti in Italia dedicati all’innovazione e all’intelligenza artificiale, Franco Biasci, CEO di Dibix, ha avuto l’opportunità di confrontarsi con esperti, imprenditori e professionisti del settore sulle principali evoluzioni tecnologiche che stanno ridefinendo il mondo delle imprese. Di seguito riportiamo i principali riflessioni di Franco emerse durante l’evento.
Sono tornato dall’AI Week con una domanda, non con una risposta
Alcuni giorni fa ero a Rho Fiera, in mezzo a 25.000 persone arrivate da 78 Paesi per l’AI Week 2026. Due giorni di intelligenza artificiale intensa: agenti che lavorano al posto nostro, robotica, umanoidi…roba che fino a poco fa si trovava solo nei film.
Eppure, tornando in Toscana, la cosa che mi è rimasta addosso non è una tecnologia ma è un numero.
Il numero che mi ha colpito
I dati emersi raccontano un’Italia spaccata in tre. Le grandi aziende hanno adottato l’AI a un ritmo che le porta intorno al 55%. Le medie sono a circa il 30%. Le piccole imprese — il cuore vero del nostro tessuto economico, e il nostro mercato principale — sono ferme intorno a circa il 17%.
Diciassette per cento.
Per un attimo lo leggi come un ritardo: i piccoli sono indietro.
Ma più ci penso, più mi convinco che sia la diagnosi sbagliata. Le piccole imprese non sono indietro, sono sole.
La differenza tra una grande azienda e una piccola, davanti all’AI, non è il budget. La differenza è che la grande ha qualcuno che la accompagna, un team, un consulente, una direzione tecnica. La piccola, spesso, ha solo l’imprenditore. E un imprenditore che già fa dieci mestieri non ha il tempo di capire da solo se “questa cosa dell’AI” gli serve o è l’ennesima moda.
Il divario, insomma, non è tecnologico. È un divario di accompagnamento.
Cosa ho visto, davvero
Le novità concrete ci sono, e sono serie. Si parla sempre meno di chatbot e sempre più di agenti: sistemi che non si limitano a rispondere, ma fanno, prenotano, scrivono, ordinano, collegano strumenti diversi tra loro.
Si parla di AI dentro la sanità, dentro la pubblica amministrazione, dentro le scuole. Il messaggio di fondo dell’evento era chiaro: l’AI sta smettendo di essere un evento speciale e sta diventando un’infrastruttura quotidiana, come la corrente o la connessione. Ma è proprio qui che, secondo me, dobbiamo aprire un’altra riflessione: continuiamo a chiederci cosa può fare l’AI ma quasi nessuno si ferma a chiedersi cosa vogliamo che faccia per noi .
E sono due domande molto diverse.

La parte umana (che nessuna macchina ti restituisce)
Tra un intervento e l’altro mi sono trovato a pensare a una cosa semplice. Una macchina può scrivere la mia mail, ma non può decidere a chi tengo. Può ottimizzare una campagna, ma non può sapere perché ho aperto la mia azienda venticinque anni fa. Può produrre mille contenuti in un’ora, ma non può capire quando vale la pena tacere.
L’AI è straordinaria a fare le cose. È completamente cieca sul senso delle cose. E il senso, il perché lavoriamo, per chi, con quali valori, resta l’unico territorio interamente nostro. Per questo non mi preoccupa l’idea che l’AI faccia di più. Mi preoccuperebbe l’idea che, delegandole il fare , smettessimo di esercitare il decidere . La tecnologia migliore non è quella che pensa al posto tuo. È quella che ti libera tempo per pensare meglio.
Cosa significa tutto questo per chi ha un’impresa piccola
Se sei un imprenditore e quel 17% ti riguarda, ti dico la cosa più onesta che posso: non devi diventare un esperto di intelligenza artificiale. Non è il tuo mestiere e non deve diventarlo. Devi semplicemente non affrontarla da solo.
Noi di Dibix la vediamo così da sempre, anche quando l’AI non c’entrava: il digitale è uno strumento potente solo se qualcuno conosce il terreno e ti aiuta a orientarti. Siamo una guida di orienteering: mappa alla mano, strumenti precisi, e la rotta che si adatta a dove sei tu, non a dove fa comodo a noi.
L’AI non cambia questo principio. Lo rende più urgente.
Quindi?
Sono tornato dall’AI Week senza la sensazione di dover rincorrere niente. Ma con la voglia di dire una cosa ai nostri clienti e a chi ci legge: se l’AI vi incuriosisce, vi spaventa, o semplicemente vi state chiedendo “da dove inizio?”, quella domanda potete portarla a noi. Non per venderti la tecnologia del momento, ma per capire, insieme, se e dove ha senso per la tua impresa.
Il futuro non è di chi ha più strumenti. È di chi sa cosa farci. E su questo, possiamo accompagnarti. Sicuro.
Vuoi approfondire come l’AI può inserirsi concretamente — e con metodo — nel digitale della tua azienda?



